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La lezione di Abraham Yehoshua: “La cultura non basta a difenderci dal male”

27 Gennaio 2012 -

Articolo

Al Nelson Mandela Forum di Firenze diecimila giovani provenienti da tutta la Toscana per il Giorno della Memoria hanno ascoltato le parole del grande scrittore israeliano

“La cultura da sola non basta a difendersi dal male. Per difenderci dal male bisogna rispettare una regola molto semplice, che conoscono anche gli uomini più semplici: non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te. I tedeschi sono uno dei popoli più colti e hanno avuto il nazismo. Anche l’Italia è un Paese dalla grande cultura, eppure ha generato il fascismo. Ebbene dunque, non crediate che la cultura da sola possa salvarci dal male”.

E’ il messaggio di pace che il grande scrittore israeliano Abraham Yehoshua ha voluto lanciare alla attentissima platea di giovani arrivati stamani da tutta la Toscana al Nelson Mandelaforum di Firenze per il Giorno della Memoria. Ad accoglierli il presidente della Regione Enrico Rossi, il presidente delle Province toscane Andrea Pieroni, il sindaco di Firenze Matteo Renzi e il coordinatore della iniziativa Ugo Caffaz.

Come negli anni scorsi avevano già fatto i connazionali Amos Oz e David Grossman, Yehoshua, come loro uomo di cultura e di pace, è intervenuto al termine della intensa mattinata, ricca di testimonianze e racconti, offrendo il suo contributo. E la sua ‘lezione’ si è focalizzata sul senso del male.
“Il male è ovunque e non è qualcosa di metafisico quindi è doveroso e possibile combatterlo come un germe che si può trasmettere da una persona all’altra. Perché gli ebrei hanno sofferto in modo indicibile. Ma nonostante questo, gli ebrei non hanno ricevuto un certificato di rettitudine. Per essere uomini retti bisogna fare qualcosa di buono. Da scrittore, per esempio, e come scrittore vi dico che stiamo lottando affinché anche i Palestinesi abbiano i nostri stessi diritti. Voi aiutateci”.

Soffermandosi poi sulla tragedia della Shoah, Yehoshua ha osservato che è stata forse l’apice del male nella storia, ma non ne è il simbolo. “Se vi concentrate sulle immagini terrificanti della Shoah sembra che tutto sia successo là, a quel tempo. Invece è bene che sia creato un ponte tra quello che è stato e la nostra vita quotidiana. I soggetti più pericolosi in tutto questo non sono stati gli SS, un piccolo gruppo in fondo, ma la moltitudine silenziosa e indifferente che ha permesso che ciò si verificasse. Una lezione che dobbiamo avere sempre davanti agli occhi”.
 

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