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Ecco la mappa del rischio. Gli interventi per non finire sott'acqua

31 Ottobre 2011 - - Comune di Capolona

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Il sindaco: “Abbiamo studiato le criticità e messo a punto le soluzioni. Ma mancano le risorse per la messa in sicurezza del territorio”

Piogge intense che si trasformano in catastrofi, acquazzoni che spazzano via case e terreni, ondate di maltempo che portano via vite umane e ricchezze…. Un copione che  ormai si ripete con tristi repliche in tutta la penisola. Da Nord a Sud.  Il rischio idrogeologico è un pericolo reale per molti territori: un pericolo che il comune di Capolona ha deciso di combattere cercando di giocare d’anticipo, a maggior ragione adesso, visto oramai la drammatica esiguità delle risorse comunali e data  la situazione generale sempre più difficile:
mutazioni climatiche sempre più  violente manutenzione delle aree  critiche da eseguire con risorse comunali  ridotte  in termini economici e di personale.
Si cercano comunque soluzioni importanti con la strategia della prevenzione, e si cercano insistentemente. Da tempo infatti l’amministrazione comunale è a caccia delle risorse necessarie per risolvere le criticità individuate dagli specialisti, ai quali l’amministrazione comunale ha commissionato uno studio ad hoc. Con la mappa delle necessità alla mano, Marco Brogi sta cercando  di intercettare gli importi da investire in sicurezza, ovvero nel    ripristino delle funzionalità del sistema idraulico naturale e nella realizzazione di nuove opere per proteggere le aree urbane dai pericoli.
Cifre e soluzioni alla mano, ha interessato la Regione Toscana, scrivendo nel maggio scorso all’assessore Annarita Bramerini; e precedentemente alla Provincia di Arezzo, ripetutamente, che ha già sollecitato l’intervento del governo regionale; al Ministero competente da cui attende una data per l’incontro. Tre i punti caldi da sistemare.  Il primo è a Caliano.  Qui il pericolo è rappresentato dalla porzione di un ripido versante collinare a monte della S.R. Umbro Casentinese Romagnola, che risulta idraulicamente disconnesso dal Fiume Arno, recettore naturale delle acque piovane. Su questa area esistono problemi  di carattere idraulico, causati da una  rete fognaria inadeguata allo smaltimento delle acque superficiali, problemi che potrebbero essere aggravati dalla ripidità della  pendice su cui sorge l’abitato. Per garantire la sicurezza sarebbero necessarie indagini geologiche capaci di monitorare la stabilità del versante, interventi di regimazione superficiale delle acque e uno studio approfondito per definire la necessità o meno di ulteriori interventi specifici di messa in sicurezza.

Altro hot point è a Castelluccio, dove la minaccia è rappresentata dal fosso Borgo Nuovo che  attraversa l’abitato del paese e che è protagonista di ripetuti fenomeni di piena. In questo caso gli esperti prevedono la realizzazione di arginature di contenimento a monte dell’attuale tratto tombato in cui scorre il corso d’acqua e la riprofilatura del fosso dalla fine del tratto tombato fino alla confluenza con il fiume Arno. Terza area  a rischio è in località Le Lame.  Racchiusa tra un versante drenante in direzione Ovest – Est e una serie di infrastrutture, principalmente la linea ferroviaria Arezzo – Pratovecchio e la controstrada, oggi Via Pier della Francesca, realizzata negli anni ’90, che ostacolano il naturale deflusso verso il Fiume Arno delle acque superficiali ricadenti sull’area, quando le piogge sono intense e abbondanti è esposta al rischio di allagamenti e ristagni oltre la linea ferrata. Una situazione che potrebbe essere risolta con opere di regimazione idraulica di tutta l’area posta a monte della ferrovia Arezzo-Stia, con realizzazione di n.3 sottopassi ferroviari e scarico delle acque nel fiume Arno e fosso della Mona. Il sindaco commenta: “L'obiettivo che si è prefissata questa Amministrazione Comunale è  quello di reperire, attraverso l'analisi del quadro conoscitivo territoriale di dettaglio, le risorse economiche necessarie per procedere all'attuazione degli interventi di messa in sicurezza dal rischio di concerto con gli Enti interessati, e di attuare interventi preventivi prima che si verifichino elementi calamitosi”.


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