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Rapporto Irpet: a Livorno dati migliori che nel resto della Toscana

21 Dicembre 2011 - - Comune di Livorno

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+1% di PIL nel 2011 per la città di Livorno. Per il 2012 le uniche possibilità di espansione possono derivare da un miglioramento delle esportazioni

Per Livorno l'anno si chiude con una crescita del Pil dell'1%, tanto per valore aggiunto che unità di lavoro impiegate, soprattutto nell'industria e nella logistica. Male invece il settore delle costruzioni, come quello dei servizi sociali e alla persona. In stallo i consumi delle famiglie e la spesa della pubblica amministrazione. Il 2012 sarà ancora un anno duro per la Toscana, ma l'area livornese potrebbe andare in controtendenza, mantenendosi stabile grazie all'export. Questi, in estrema sintesi i dati che emergono dal rapporto Irpet "Il SEL livornese nella attuale crisi economica. 2011: il consolidamento della ripresa o l'attesa di una eventuale ricaduta?", presentato ieri mattina a Palazzo Municipale. I dati sono stati illustrati da Stefano Casini Benvenuti (direttore Irpet) e da Simone Bertini (dirigente Irpet) insieme all'assessore alle Politiche del Lavoro Darya Majidi.

"Sia i dati 2011, sia le previsioni 2012, sottolineano l'importanza dell'export per Livorno - dichiara l'assessore Darya Majidi. "Le nostre aziende - rileva - hanno capacità e competenze per ambire a competere a livello internazionale. Il Pil dei paesi emergenti è comunque intorno al 6% e starà all'intraprendenza delle nostre aziende riuscire a catturare le opportunità. I dati purtroppo confermano una situazione difficile per l'edilizia, mentre l'automotive e la cantieristica stanno puntando all'innovazione e reggono la situazione. Fondamentale - conclude l'assessore - è che le aziende del territorio puntino all'innovazione, alla qualità, a fare rete, per poter crescere in competitività".

Il rapporto Irpet in sintesi
Le gravi criticità economico-finanziarie cui stiamo assistendo tanto a livello nazionale che internazionale non possono non riflettersi sulle economie locali e quindi anche sull'economia livornese. Anche per il sistema economico locale dell'Area Livornese il 2009 è stato l'anno peggiore della recente crisi, che tuttavia non sembra ancora essere stata superata. Dopo il rimbalzo positivo del 2010, l'affermazione del cambio di tendenza è avvenuta nel 2011, con una crescita dell'economia locale di circa un punto percentuale sia in termini di valore aggiunto che in termini di unità di lavoro impiegate. La crescita del valore aggiunto ha riguardato tutti i settori economici di attività, con particolare riferimento all'industria e ai servizi di trasporto, magazzinaggio e logistica. Il settore delle costruzioni, invece, non è riuscito a tirarsi fuori dal trend negativo imboccato negli ultimi anni e ribadito nel 2011 in cui, accanto alla stabilità del valore aggiunto, ha fatto registrare una riduzione consistente delle unità di lavoro impiegate.
La riduzione del valore aggiunto nel settore delle costruzioni, insieme alla dinamica piatta del settore dei servizi sociali e alla persona, pubblici e privati, sono elementi che vanno inquadrati nel più generale momento di stallo dei consumi delle famiglie e della riduzione della spesa dell'amministrazione pubblica, che mostrano segnali di difficoltà più evidenti nell'Area Livornese che a livello regionale. La stagnazione della spesa per consumi da parte delle famiglie può essere vista anche come riflesso delle aspettative negative legate al ciclo economico generale, alle difficoltà nel mercato del lavoro, al rischio di erosione dei risparmi accumulati per far fronte a maggiori spese dovute anche alla necessità da parte dell'amministrazione statale di far fronte a una situazione critica pure per le casse dello Stato. Tutti questi fattori hanno alimentato la percezione del 2011 non come l'anno successivo a quello della svolta, ma come quello precedente a possibili nuove ricadute all'interno della crisi economica in atto dal 2008.
Questa percezione si basa anche sulle difficoltà incontrate a livello nazionale non solo sul terreno dell'economia reale, ma anche nel campo finanziario: la necessità di far ridurre il rapporto del debito sul prodotto interno lordo pare destinata a durare anche per gli anni prossimi, in quanto le due manovre del 2010 messe in campo dal precedente governo nazionale e la manovra in approvazione in Parlamento dispiegheranno i loro effetti più rilevanti dopo il 2011; la stima è che dal 2014 l'ammontare complessivo dell'impatto delle manovre sull'indebitamento dello Stato sarà di circa 80 miliardi, derivanti da maggiori entrate e minori uscite.
Nell'ipotesi di permanenza dell'Italia nell'area dell'euro con un euro che si stabilizza nel rapporto con le altre valute internazionali, di crescita dell'economia mondiale al ritmo previsto nelle ultime previsioni del Fondo Monetario Internazionale e dell'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, di efficacia delle recenti manovre finanziarie in termini di riequilibrio dei conti pubblici e di introduzione di misure di aiuto alla crescita e considerando che imprese e famiglie possano reagire positivamente recuperando grado di fiducia e aspettative, nel medio periodo il sistema locale, così come quello regionale e nazionale, potrebbero riprendere a crescere; non subito, però.
Nelle previsioni per il 2012 si stima una lieve flessione del prodotto interno lordo a livello regionale. Nel sistema economico locale livornese la flessione non dovrebbe verificarsi e l'andamento economico dovrebbe essere orientato a una sostanziale stabilità, con una leggera crescita rispetto al 2011. La ragione del migliore andamento previsto per il sistema economico locale rispetto al territorio regionale preso nel suo insieme risiede ancora una volta nella domanda proveniente dall'esterno, stimata ancora in crescita per l'Area Livornese più di quanto non avvenga per la regione Toscana. Appare quindi confermata un'analisi più volte svolta per l'economia regionale e locale, ma valida anche a livello nazionale: le uniche possibilità di espansione possono derivare da un miglioramento del saldo con l'esterno, quindi da un incremento delle esportazioni o da una riduzione delle importazioni. I vincoli alla spesa pubblica derivanti dal peso del debito sul prodotto interno lordo a livello nazionale, che gravano a cascata su tutti i livelli istituzionali sono uno dei principali motivi del contenimento e della riduzione della spesa pubblica. Le difficoltà ad affermarsi sui mercati da parte delle imprese le portano alla ricerca di una maggiore competitività perseguita attraverso la riduzione dei costi per il fattore lavoro. I due elementi insieme, aspettative di difficoltà da affrontare sul mercato del lavoro da un lato e timori di maggiori uscite per imposte e per tariffe sui servizi fanno propendere le famiglie per una riduzione o almeno una posticipazione delle spese per consumi, che vanno a loro volta a ridurre l'ammontare complessivo della domanda interna.
Per anni il sistema economico è cresciuto e si è sviluppato al di sopra delle proprie capacità, sfruttando elementi contingenti, senza affrontare il nodo centrale della spesa per investimenti orientati alla ristrutturazione e all'innovazione. Questi meccanismi non sono più attuabili, perché una svalutazione della moneta non è più possibile e perché politiche di incentivazione e di iniezione di capitali pubblici non sono consentite dalle attuali condizioni delle casse dello Stato e degli Enti in generale.
L'andamento leggermente migliore previsto per gli anni successivi poggia essenzialmente sul fatto che si verifichino le ipotesi di successo delle manovre di riequilibrio dei conti pubblici e di introduzione di nuove condizioni di funzionamento dei mercati in grado di generare un nuovo clima di fiducia da parte degli operatori.


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