“L’invito del Comitato sull’Acqua Pubblica, affinché i Sindaci provvedano a dare corso agli esiti referendari, mi dà l’occasione per chiarire alcune questioni. Personalmente sono impegnato perché si dia applicazione agli esiti del referendum sulla gestione dell’acqua, ma sarebbe da irresponsabili (e chi amministra ha il dovere della responsabilità) raccontare che non ci sono problemi. Questo non è allarmismo, ma doveroso realismo.
Nel momento in cui si ragiona di come recuperare al pubblico il servizio idrico, è bene che i cittadini conoscano la difficile situazione organizzativa in cui versano i Comuni, e non fa eccezione il nostro, a prescindere dai referendum.
Si continuano a penalizzare anche le amministrazioni dichiarate virtuose (come Monsummano T.) cioè che presentano bilanci in perfetto pareggio e senza disavanzo. Nonostante questo e nonostante che la volontà della mia amministrazione sia quella di mantenere in larga misura i servizi a diretta gestione del comune, questo indirizzo è sensibilmente penalizzato dai provvedimenti governativi.
Infatti, risultando che abbiamo una spesa per il personale superiore al 40% (41,71%) della spesa corrente, questo limite ci impedisce – per legge- di assumere o sostituire anche un solo dipendente.
Al di là del servizio idrico, per fare alcuni esempi, già oggi non siamo in condizione di poter sostituire il personale al nido (ad es. che si dovesse assentare per malattie), ma nemmeno sostituire la cuoca dello stesso nido che a giorni andrà in pensione, ma neppure possiamo sostituire il dirigente della ragioneria, anch’essa prossima al pensionamento. Non possiamo garantire la giusta dotazione di personale ad un servizio delicato e sentito come quello cimiteriale. Ed altro ancora. Questa è la nostra drammatica condizione.
E’ per questa ragione, e non per velleità liberalizzatrici o per volontà privatizzatrici, che stiamo riflettendo su come riorganizzare in profondità i nostri servizi. Non volendo in alcun modo ridurli, a fronte di una maggiore richiesta di servizi dei cittadini, amplificata dalla crisi che stiamo vivendo. Questo dovrà essere fatto usando anche, in modo razionale e parsimonioso, le risorse economiche ed umane che costituiscono la cosiddetta ‘macchina comunale’, ben consci che in gioco vi è la possibilità di tenere in piedi servizi essenziali.
Non è mio costume raccontare a tutti che si può fare tutto, per garantirmi facili consensi. Gli amministratori in fondo devono far questo: riconoscere (e non nascondere) i problemi, cercare le soluzioni possibili e poi assumersi la responsabilità di fare scelte. Qui sta la differenza fra amministrare e vendere illusioni. Per questo chiedo a tutti, (amministratori, partiti, Anci, comitati, ecc.) di unirsi al mio grido di allarme affinché sia posto un freno a questo scempio che si sta facendo ai Comuni. Nell’attesa di questa auspicata inversione di tendenza, sarà inevitabile un confronto con i vari soggetti chiamati in causa per la riorganizzazione dei servizi, a partire dai dipendenti e dei loro rappresentanti sindacali, dai quali so fin d’ora che non mancherà un rapporto fattivo di collaborazione. Lo chiedo, e so di poterci contare, nella consapevolezza che comunque, alla fine, toccherà a noi, e solo a noi amministratori, l’onere delle decisioni.”
IL SINDACO DI MONSUMMANO TERME
Rinaldo Vanni