Ricordare e riscoprire la vita, l’esperienza, l’eredità culturale di personalità che hanno fatto la storia d’Italia è uno dei modi migliori per celebrare il 150° anniversario dell’Unità. Il comune di Montale lo fa puntando i riflettori su Atto Vannucci, insigne religioso, studioso, patriota e poi personaggio politico del Regno d’Italia nato a Tobbiana nel 1810, con un convegno di studi di due giorni che si terrà al Seminario Vescovile di Pistoia (venerdì) e alla Villa Castello Smilea di Montale (sabato).
Dall’impegno culturale all’attivismo risorgimentale e all’impegno politico, la due giorni traccerà un profilo completo di una delle personalità più significative della storia dell’Unità, con il contributo di studiosi di numerose Università italiane e prestigiosi istituti culturali come l’Accademia della Crusca.
INFO: Comune di Montale, Uffici Urp e Cultura: tel. 0573 952265 - 0573 952234
SCHEDA
Atto Vannucci nacque a Tobbiana nel comune di Montale il 30 dicembre 1810. Nel 1825 entrò nel Seminario
di Pistoia e nel 1831 si trasferì a Prato come insegnante al Collegio Cicognini. Tre anni dopo fu ordinato sacerdote: la sua attività in campo religioso si distinse sempre nell'affermare un cattolicesimo liberale, caratterizzato dalla ricerca del progresso civile e morale del popolo, come elemento fondamentale nella realizzazione dell'unità e della grandezza d'Italia.
Studioso e appassionato di scrittori e poeti latini, di cui pubblicò numerose biografie, nel 1834 andò a Firenze dove entrò in contatto con G.P. Vieusseux e l'ambiente culturale fiorentino; nel ‘37 fu a Milano, nel ‘38 a Roma, fino a giungere nel 1843 a Parigi. Qui conobbe alcuni patrioti italiani e cominciò a partecipare attivamente al movimento risorgimentale, sia con un diretto impegno politico sia attraverso una costante attività culturale, collaborando alle riviste più vive del tempo e pubblicando una serie di biografie di carbonari ed esiliati politici.
Esiliato lui stesso in Francia e poi a Londra per il suo attivismo politico contro il Granduca di Toscana, negli anni dal 1850 al 1854 si gettò completamente negli studi, da cui nacquero opere come gli “Studi storici e morali sulla letteratura latina” e la “Storia dell'Italia antica”, testi che lo collocarono fra i grandi studiosi dell'antichità.
Rientrato in Toscana alla fine del 1854, rimase estraneo all'ambiente politico e solo nel 1857 con la pubblicazione della "Rivista di Firenze", ritornò pienamente al giornalismo militante, assumendo una posizione spiccatamente unitaria e propugnando l'unione dei vari Stati regionali al Piemonte.
Con l'unità d'Italia si realizzò anche la sua carriera politica: nel 1859 fece parte dell'Assemblea Costituente Toscana; nelle elezioni del 1860 fu eletto deputato di Firenze al parlamento italiano, mentre nel 1865 fu chiamato a far parte del Senato del Regno.
I suoi ultimi anni di vita furono tristi e solitari. Morì il 10 giugno 1883. Per sua volontà fu sepolto nel cimitero di San Miniato al Monte. Gli amici per onorarlo gli dedicarono un monumento in Santa Croce collocandolo fin da allora fra i grandi d'Italia.